Sogniamo un mondo peggiore?

Intolleranza genera intolleranza. Gli estremisti islamici lo sanno bene e la usano come loro maggior arma. La loro intolleranza verso l’occidente cristiano produce intolleranza interna nei nostri stati verso i musulmani che non hanno niente a che fare con questo gruppo terroristico. Si genera odio che porterà solo nuovi adepti all’estremismo. Molti rispondono col luogo comune che la Francia ha sempre integrato gli stranieri e che questa sia la più normale conseguenza. Invece tanti sono i fattori dietro a questi attacchi e il primo è lo stesso di dichiarato dall’Isis: la vendita-utilizzo di armamentario francese nella guerra siriana, consolidata abitudine francese ormai. Ma ora ci sarà guerra aperta. Le due cause opposte avranno nuovi sostenitori. Lo sviluppo degli eventi che saranno storici nel futuro si sta compiendo. Ogni guerra religiosa ha sempre portato la tolleranza a un gradino più alto a costo di un numero inumano di vittime. L’uomo continua a non capire che la strada della pace e della tolleranza, sebbene rischiosa, sia la più naturale per un convivere civile e degno di un qualche progresso. O probabilmente, in fondo al cuore, lo sa già ma i quattrini che porta la guerra pesano più sulla bilancia rispetto ai morti.

Recensione di Silenzio in Emilia di Benati

Daniele Benati, recensione su Silenzio in Emilia, opera di profonda visione della vita e delle persone in Emilia. I defunti continuano la loro abituale marci rivivendo i posti e i sogni della loro esistenza. Bell’articolo su rivistaunaspecie.com!

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http://www.rivistaunaspecie.com/cult-il-grande-letargo-emiliano-silenzio-in-emilia-di-daniele-benati/

L’amore malato

Molti amori sono malati. Sviluppano rabbia, gelosie, passioni sfrenate. A volte possono avere l’aspetto degli amori più vivi oppure degli amori più tristi. In ogni caso sono malati. Perché in amore si dev’essere tranquilli. Non intendo sempre con un The caldo in mano ma semplicemente sorridenti. Si ama col sorriso e la pace nel cuore. State male? Abbiate il coraggio di cercare all’orizzonte davanti a voi. Incamminatevi.

Gianni Celati. Verso la foce

Risaliamo il fiume guardandoci attorno
http:// http://www.rivistaunaspecie.com/cult-la-scrittura-di-vagabondaggio-di-gianni-celati/

Il lavoro di Celati potrebbe ritrovarsi in una scrittura di vagabondaggio, ancor prima che di viaggio. A far del viaggiatore un vagabondo è apparentemente l’assenza di meta e di itinerario, il che rende il viaggio un’esperienza squisitamente inutile e fine a se stessa

Briciole di cuore

Tra queste mura si è consumato un amore. Un amore folle, all’apparenza insensato. Anime sofferenti che si abbracciano per ridere e piangere insieme. L’amore si misura davvero dall’intensità con cui si vive? (https://presenteperfetto.wordpress.com/2015/10/01/quindicesimo-incontro/) Non saprei dirlo. La confusione regna sovrana persino nei cuori più equilibrati. E l’amore si conclude sempre piangendo. Perdendo pezzi di cuore. Come se si sperasse che qualcuno ci insegua raccogliendoli. Ma dietro restano solo ricordi, di sorrisi, di baci. Quanto è bello vivere. Vado a prendere un caffè.

etiopia 2015 – segue

il blog di Carlo

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e poi la povertà di milioni di vite che non potranno fare altro che combattere per sopravvivere
ma perché gli ridono gli occhi?
qui occhi pieni di voglia di vite migliori
la musica ipnotica che dura da millenni
le speranze nelle mosse dei bambini
cibo oggi estraneo che ci riporta ai tempi dei nostri antenati
come tutti partiti da questa parte d’africa
fuggendo da carestie e leoni
per creare il nostro mondo
civile e infelice

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L’uomo che guardava passare i treni, Simenon

Quarta di copertina:

Kees Popinga, il protagonista di questo romanzo del 1938 che può essere considerato la punta più alta mai raggiunta da Georges Simenon nella sua sterminata produzione narrativa, è un onest’uomo olandese, agiato, con moglie e figli e vita tranquilla. Ma improvvisamente la bancarotta fraudolenta del suo datore di lavoro lo mette di fronte alla prospettiva di un inevitabile tracollo finanziario, alla quale egli reagisce in modo del tutto abnorme: abbandonata la famiglia, fugge da Groninga per nascondersi a Parigi, dove a poco a poco si trasforma in uno spietato assassino che uccide solo per il gusto di farlo e di sfidare la polizia.
Vero e proprio viaggio nell’orrore che può nascondersi dietro la rispettabilità borghese, L’uomo che guardava passare i treni rivela un saldo legame con alcuni nodi centrali della narrativa novecentesca, dall’atto gratuito che senza alcun preavviso arriva a sconvolgere un’esistenza, alla presenza ineludibile dei fantasmi e dei mostri dell’inconscio, alla palese infrazione del principio di causa-effetto nei comportamenti dei personaggi. Ma la straordinaria abilità “artigianale” che Simenon sa sempre dispiegare nel costruire le sue storie fa sì che tutto questo diventi materia di una narrazione incalzante ed essenziale, con numerosi picchi di suspense al calor bianco; senza tuttavia che ne vengano minimamente inficiate la profondità e l’acutezza di un’analisi psicologica che finisce per riguardare tutti. Il mistero che Kees Popinga porterà con sé nella cella oscura di un manicomio criminale è infine il mistero dell’uomo del XX secolo, schiacciato dall’orrore della storia e reso drammaticamente consapevole che di quell’orrore è anch’egli, in qualche modo, parte attiva.

Recensione: http://librisucculenti.blogspot.it/2013/11/luomo-che-guardava-passare-i-treni-anno.html

La notte del Professor Andersen, Dag Solstad, Iperborea

Solo nel suo appartamento, il professor Andersen, cinquantacinquenne divorziato, docente di letteratura all’università di Oslo, sta festeggiando con solennità il Natale: l’albero decorato, l’abito elegante, la cena tradizionale. Mentre medita sul senso di appartenenza che gli dà abbandonarsi con «semplicità infantile» a quel rito collettivo, vede da una finestra della casa di fronte un uomo che strangola una donna. Afferra il telefono per avvertire la polizia, ma poi riaggancia, non chiama, e giorno dopo giorno continua a rimandare, finché la sua esitazione si trasforma in una totale paralisi della volontà. Perché è incapace di denunciare un omicidio? Perché è sempre più affascinato dall’assassino e ne spia ogni movimento, fino al momento in cui si troveranno faccia a faccia? Un inizio da Finestra sul cortile alla Hitchcock per quello che diventa un geniale «giallo di inazione», in cui la suspense è data non dall’indagine sul delitto, ma dalla crisi del testimone e dalla sua ossessiva autoanalisi che finisce per coinvolgerci in una spirale di provocatori interrogativi. Esiste un fondamento assoluto alla morale? La letteratura e l’umanesimo sono ancora in grado di influire sulla coscienza? Non consegnare un assassino vuol dire contravvenire a uno dei cardini della società o rifiutarsi di scagliare la prima pietra? Con un romanzo esistenziale tra Čechov e Thomas Bernhard, Dag Solstad indaga sui temi di colpa e responsabilità, radicalismo e compromesso, ribellione e omologazione, chiedendosi qual è il ruolo dei valori culturali, filosofici, religiosi e morali nell’uomo e nella società di oggi.

http://iperborea.com/titolo/424/

“L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”, O. Sacks

- Percorsi Di Luce -

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Oliver Sacks è un vero e proprio neurologo, che descrive casi reali di pazienti che con diverse patologie (neurologiche e psichiatriche per lo piu) hanno perso delle facoltà sensoriali o mentali precise, o in certi casi opposti le hanno straordinariamente sviluppate.
Però non si sofferma, come fanno usualmente i professionisti del settore, sull’aspetto prettamente fisiologico di questi pazienti, ma sulle loro storie umanamente uniche.
I pazienti da lui descritti non perdono semplicemente delle capacità fisiologico-cognitive in conseguenza alla malattia, ma una parte di loro stessi e di ciò che li rende “persone”, del loro stesso essere; o, al contrario, sviluppano una iper-funzionalità sensoriale che gli permette di vivere straordinarie e strane esperienze.
Questi racconti aprono al lettore nuovi spunti di riflessione sulle reali capacità dell’uomo: questi casi ne sono la testimonianza: forme di compensazione sensoriale straordinarie, capacità di adattamento superlative e storie di forza e voglia di vivere…ma anche di…

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I detective selvaggi – Roberto Bolaño

Cosa mi leggo?

Incipit: “Sono stato cordialmente invitato a far parte del realismo viscerale. Naturalmente, ho accettato. Non c’è stata cerimonia di iniziazione. Meglio così.”

Il continente sudamericano non è solo “Macondo” o finzioni borgesiane. E’ anche il mondo di Bolaño: un mondo di poeti, disadattati, prostitute e viaggiatori. Ulises Lima e detective selvaggiArturo Belano cercano la donna che ha fondato il realvisceralismo, la corrente poetica a cui appartengono. Ma staranno cercando davvero lei?

Il desolato deserto del Sonora, le bellissime sorelle Font con il padre fuori di testa, gli anni sessanta/settanta in Messico, la poesia, i poeti e ancora la poesia. Personaggi e atmosfere che restano dentro. La scrittura di Bolaño che arriva dritta come un pugno, ma che seduce come una carezza.

Questa meraviglia di libro, per lettori che non temono la quantità di pagine, può essere acquistato qui

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L’egoismo di Olive Kitteridge

La Golondrina

Come si riconosce un classico? In genere dalla polvere sulla copertina.

Scherzi a parte, ultimamente mi sono chiesta cosa faccia guadagnare ad un romanzo l’ambitissima etichetta dorata di classico della letteratura e soprattutto cosa significhi per me in quanto lettrice. Cos’è un classico per me? Un romanzo che parla dei grandi temi della vita attraverso episodi singolari ma allo stesso tempo universalmente condivisibili. Ecco perchè credo che Olive Kitterdige sia destinato a diventare un classico della letteratura americana.

974Elizabeth Strout sceglie il microcosmo di Crosby, una cittadina del Maine, come sfondo per una serie di capitoli-racconti che sono autonomi, cronologicamente disposti ma soprattutto accumunati da un fil rouge: il rimando a Olive Kitteridge, scorbutica insegnante di matematica che con la sua presenza o influenza su altri personaggi viene progressivamente descritta da diversi punti di vista, senza mai arrivare ad averne un ritratto preciso ma incessantemente nebuloso e contraddittorio. Attorno…

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No frontiere

Il Muro dell’Apartheid. http://www.forumpalestina.org/informazione/2003/06-08-03-Il%20Muro%20dell%27Apartheid.htm

Copertina d’Internazionale:

Ci sono infiniti ostacoli pratici all’idea che le persone siano libere di spostarsi.

Ma gli ostacoli pratici non possono prevalere sugli imperativi morali.”

Articolo a pag. 16:

La cittadinanza è un tratto distintivo puramente artificiale. La più importante sfida morale del nostro tempo è fare in modo che il posto dove nasciamo non determini il nostro destino.

La storia di Patience, nata in Liberia.

L’appello di Giovanni De Mauro il direttore: http://www.internazionale.it/opinione/giovanni-de-mauro/2015/06/19/apertura-frontiere-liberta-movimento

Bisogna credere nel cambiamento come si è sempre creduto. Bisogna sostenerlo con i piccoli propri mezzi che ognuno riesce a mettere insieme. Il Tg5, probabilmente per la prima volta, ha mostrato ieri sera, ai milioni di cittadini e non della “cena davanti alla tv”, un servizio di sensibilizzazione sulla vita assurda che queste persone devono compiere.

Il cambiamento sarà come sempre possibile. Ogni progresso nei diritti umani che oggi è visto con scetticismo e critiche in futuro sarà la normalità. Ogni muro si abbatterà. Prendetene atto.