La festa dell’insignificanza – Milan Kundera

“E, in effetti, è Kundera stesso a trattarli come marionette: li sfotte, ma allo stesso tempo li comprende e affida loro alcune sue riflessioni sull’epoca in cui viviamo.”

naiadi

Da tempo abbiamo capito che non era più possibile rivoluzionare questo mondo… Non c’era che un solo modo possibile per resistere: non prenderlo sul serio.

Un “divertissement surrealista”, una “parabola felliniana” in cui si alternano personaggi alle prese con elucubrazioni stravaganti: ecco in poche parole cos’è La festa dell’insignificanza, l’ultimo libro scritto da Milan Kundera e costruito come un palcoscenico (quello della vita, anche la nostra) su cui si muovono, come marionette, personaggi dai contorni astratti, vanesi, peripatetici, tutti presi dalle proprie personali tragedie quotidiane. E, in effetti, è Kundera stesso a trattarli come marionette: li sfotte, ma allo stesso tempo li comprende e affida loro alcune sue riflessioni sull’epoca in cui viviamo.

Come descrivere la peculiarità dell’orientamento erotico di un uomo (o un’epoca) che vede il centro della seduzione femminile nell’ombelico? In questo, come in altri libri, la nudità diventa per Kundera chiave di volta per comprendere l’umanità.

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